domenica 23 dicembre 2007

L'Italia stà dissanguando la Romania

Scritto da George Scarlat - Gruppo EveryOne
domenica 16 dicembre 2007

Romania e contributi europei a fondo perduto
Esistono delle informazioni, dei fatti, che possono cambiare la percezione del pubblico italiano sulla Romania e sui romeni. E' opinione degli italiani che l’ingresso della Romania serva solo a quest’ultima, per ricevere fondi perduti dal contribuente europeo. Inoltre si ritiene che serva per inviare tutti poveri, i mendicanti, gli zingari in Italia. Con questi pregiudizi si pensa che sia addossato al'Italia l'onere dell'inclusione sociale dei Rrom e Istituzioni e stampa reagiscono sgomberando gli insediamenti Rrom e diffamando la Romania.
Ma la verità è un'altra. L'Italia ha un disperato bisogno della Romania: il commercio estero italo-romeno è di circa 12 miliardi di euro l'anno, senza dimenticare che per la Romania l'Italia è diventata il primo partner commerciale. D'altro canto, secondo le statistiche, il commercio italiano con la Romania è più importante di quello con un gigante economico come il Giapone o con Paesi quali Brasile e India.
La Romania rappresenta di fatto un guadagno netto per l'Unione Europea: paga un miliardo di euro ogni anno, e in cambio cosa riceve? Niente. Per il semplice motivo che non effettua "progetti a fondo perduto". Al contrario, gli italiani sono molto abili e specializzati a proporre "progetti a fondo perduto": d'altronde, l'Italia è un Paese che si avvale spesso dei fondi comunitari. Pensate che soltanto in un anno in Italia sono stati ottenuti 385 milioni di euro a fondo perduto comunitari, con 1200 casi conosciuti.
30 romeni morti nei cantieri italiani nel 2006
Gli operai romeni che lavorano in Italia offrono un contributo netto al Prodotto Interno Lordo italiano di 11,3 miliardi di euro(eccezion fatta per gli operai che lavorano in nero). I romeni lavorano come muli in Italia: sempre secondo le statistiche italiane, nel 2006 gli operai romeni in Italia hanno subito 12.000 incidenti sul lavoro, di cui 250 gravi, con invalidità permanente. I morti sono stati 30. Il problema è l'inadeguatezza delle autorità italiane, che non riescono a combattere il lavoro in nero! Antonio di Pietro, il Ministro italiano del Lavoro, invece di minacciare i romeni di espulsione, farebbe meglio a fare il suo dovere di Ministro della Repubblica, inviando ispezioni nei cantieri italiani per apprendere per quale motivo 280 romeni sono morti o si sono feriti gravemente in 11.200 incidenti di lavoro.Perché gli ispettori del lavoro in Italia chiudono gli occhi di fronte alle palesi violazioni della legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro? Che cosa ne pensano i sindacati italiani, la CGIL, per esempio?
In Romania 23.500 società commerciali hanno un capitale tutto italiano. Di esse, circa 9.000 non hanno attività, e non hanno nemmeno un bilancio. E questo significa una sola cosa: mafia.
La altre 14.000 sono ditte produttive del nord-est italiano, principalmente del Veneto. Il Veneto ha un commercio estero con la Romania che supera il commercio estero totale delle altre regioni messe insieme. Appare dunque molto strano che i sindaci leghisti del Veneto conducano campagne xenofobe contro i romeni.
Gli imprenditori italiani in Romania si vantano di aver offerto 800.000 posti di lavoro; ebbene, ho un dubbio per quanto riguarda la cifra, in cui sono inclusi anche i dipendenti di Electrica Muntenia, il più grande distributore romeno di energia, acquisito da ENEL.
Nonostante tutto, comunque, se gli italiani pagassero stipendi dignitosi, l'emigrazione dalla Romania all'Italia sarebbe già storia passata. Invece, per la sartoria o il settore tessile, gli italiani pagano alle donne rumene stipendi di 200 euro al mese. La Pirelli ha effettuato un investimento di 50 milioni di euro a Slatina, nel sud della Romania, per creare una fabbrica di pneumatici. Adesso la Pirelli si lamenta poiché non riesce a trovare manodopera per questa fabbrica. Sono certo che la Pirelli non ha la necessità di pagare stipendi mensili pari agli stipendi italiani per assumere operai romeni a Slatina. Se le Pirelli pagasse agli operai uno stipendio pari a soltanto un terzo degli stipendi italiani, avrebbe abbastanza dipendenti e soprattutto l'Italia avrebbe tre-quattrocento migranti in meno.

Cosa Nostra, latifondiaria in Romania
La maggioranza degli emigrati romeni in Italia sono contadini. Ci si chiede perché gli agricoltori stiano emigrando da un paese con un potenziale agricolo che è il secondo in Europa, dopo la Francia?
La verità è che la Romania ha firmato in ginocchio il trattato d'ingresso nell'Unione Europea. Secondo l'accordo europeo, la Romania riceverà sovvenzioni agricole pari al 100% dall'UE soltanto dopo sette anni; fino a quel termine, la Romania percepirà soltanto il 25% delle sovvenzioni, rispetto a quanto ricevuto da altri Paesi. Questi provvedimenti hanno rovinato l'agricoltura romena. Per lungo tempo la Romania è stata uno dei più grandi esportatori di carne di maiale; adesso, sul mercato romeno, il 70% dalla carne di maiale viene importata dal resto d'Europa.Gli italiani hanno acquisito in Romania 300.000 ettari di terreno agricolo della più alta qualità, quindi il 2% della superficie agricola della Romania. A Timisoara, nel Banato - nell'ovest della Romania - gli italiani hanno acquisito il 30% della superficie agricola. La maggioranza di questi terreni non è coltivata. Se si escludono le grandi società agricole italiane, un grande latifondiario agricolo in Romania è... la mafia italiana. Acquisire terreni in Romania è stata una mossa strategica assai efficace per gli organizzazioni criminali del mezzogiorno italiano. Alcuni anni fa, quando si pensava che fosse un rischio acquisire immobili e terreni in Romania, la mafia acuistava con 50-100 euro un ettaro di terreno. Adesso un ettaro costa 2000-3000 euro.
In Romania è ancora vietato, per gli stranieri, acquistare terreni. Tuttavia, una società commerciale fondata in Romania con un capitale al 100% italiano - considerata romena a tutti gli effetti - può acquisire terreni. La mafia ha fondato delle società commerciali in Romania con azionisti fantasma. Si tratta di cittadini italiani del Sud molto poveri, analfabeti, talvolta anche disabili psichici. Le società hanno acquisito terreni con i fondi della mafia; una volta pagato con denaro liquido i contadini romeni, i terreni vengono inclusi nel capitale sociale. Se la società vende il terreno, il profitto viene ripartito in Italia tra i soci della cosca e il denaro diventa pulito. Ma la mafia aspetta a vendere. Nonostante, infatti, il prezzo sia salito in pochi anni da 50-100 euro a 2000-3000 euro all'ettaro, la mafia sta aspettando per ottenere ulteriormente fondi comunitari agricoli relativi a progetti riguardanti i suoi terreni in Romania.

Ricatto italiano televisivo
Ondate di odio razziale xenofobo nei confronti dei romeni si sono riversate nelle TV italiane, specialmente quelle berlusconiane. Adesso alkcuni network sembrano aver cambiato idea e ci lodano. Il mistero? E' molto semplice: nella prima settimana di dicembre 2007, il Ministero romeno della Difesa ha firmato un accordo con Alenia, del gruppo Finmeccanica, per acquisire sette aeronavi C 27 J Spartan per un valore pari a 200 milioni euro.
Le TV berlusconiane si sono scagliate contro la Romania, e il problema Rrom non è stato che un pretesto. La verità e che la Romania ha rifiutato di sviluppare il sistema Marconi di comunicazione militare; un altro motivo è che l'esercito romeno ha rifiutato di acquisire fregate italiane da Finmeccanica. Ha preferito infatti acquisire fregate inglesi dalla compagnia BAE SYSTEMS.
Insomma, si tratta di una guerra invisibile, con una posta da miliardi di euro. I poveri Rrom sono soltanto vittime collaterali, come si dice alla CNN per quanto riguarda i morti civili in Iraq.

George Scarlat - Gruppo EveryOne


Ho riportato quest'articolo per dare un'idea della scorrettezza dei nostri politici di centro-destra e dei nostri imprenditori che hanno delocalizzato nell'est Europa.
Il discorso quì sopra vale anche per tutti quei paesi che sono appena entrati in Europa e credo che non sia l'Italia l'unica a sfruttarli anzi!
Si è voluto l'ingresso in UE di Romania,lettonia;Estonia,Lituania;Cipro;Ungheria;Polonia,Rep. Coca;Rep. Slovacca e Slovenia perchè tenerle fuori voleva dire vanificare la di per sè già inutile delocalizzazione!

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