sabato 31 luglio 2010

Berlusconi suicida: caccia Fini e manda a casa il suo Governo! Niente maggiornanza alla Camera.


La pazienza di Fini alla fine ha pagato: è stato Berlusconi a cacciarlo dal partito: che i due avrebbero divorziato lo si sapeva già lo scorso marzo quando Berlusconi lo aveva invitato per la prima volta a lasciare la Presidenza della Camera ora è definitivo.
Fini fonda quindi un nuovo gruppo parlamentare chiamato Futuro e Libertà per l' Italia che appoggerà esternamente il governo ma senza vincolo di maggioranza il chè significa che ogni qualvolta i due si troveranno ai ferri corti su un provvedimento il Governo andrà sotto in parlamento e non gli basterà l' abuso di voti di fiducia.
Infatti ad aderire al nuovo gruppo sono 33 deputati che fanno calare la compagine di Governo da 344 a 311 cioè 5 in meno della maggioranza di 316. Non dissimile la situazione al Senato con 7 senatori finiani ai quali se ne aggiungono 2 della MPA di Lombardo totale 9 dissidenti (più un senatore rutelliano sono 10 ndr) che fanno scendere la maggioranza da 174 a 165 pari cioè a 1 senatore in più di quanti ne aveva Prodi la scorsa legislatura.
La maggioranza al Senato compresi i Senatoria vita è di 162 senatori, situazione critica quindi per questo Governo.
Impensabile quindi che il Governo possa reggere così altri 3 anni e quindi verosimile il ricorso alle urne in anticipo o almeno così vuole l' intera opposizione.
Berlusconi quindi apre la campagna acquisti da casa Casini e Rutelli ma vista la tradizione anti-leghista di costoro dubito che li possa andare bene: Casini ha già detto No.
Alle elezioni magari dopo aver rifatto la legge elettorale, ora esiste la possibilità che ad opporsi a Silvio sia un nuovo polo guidato da Fini alleato con Casini, Rutelli, Storace, Lombardo e qualche altro cioè la morte politica di Berlusconi.
Ridicolo l' atteggiamento di Cicchitto coordinatore PdL che minimizza replicando alla richiesta di Bersani che Berlusconi vada in Parlamento a riferire sulla crisi di Governo.

sabato 24 luglio 2010

La Fiat scappa vigliaccamente in Serbia con i nostri soldi! Aveva ragione la CGIL.

Dopo aver ottenuto l' accordo di Pomigliano ed aver vinto il referendum con il 63% la Fiat aveva già tentato di disattendere gli accordi annunciando di voler produrre la Panda in Polonia ora ci riprova a Mirafiori annunciando di voler portare la nuova monovolume in Serbia.
L' arroganza di Marchionne quind' non ha limiti se consideriamo i licenziamenti ripicca (5) ai danni di sindacalisti Fiom in questi giorni.
Ovviamente città scontenta e politici che fanno finta di reagire almeno per quanto riguarda il Pd e chi stà alla sua destra (PdL, Lega, Udc, ecc.).
Anche il sondaggio di un giornale locale mostra l' irritazione generale perchè Fiat per andare all' estero mette gli Italiani in Cig e Mobilità pagata con le tasse di tutti: vergognoso! Io ho risposto NO alla prima domanda e SI alla seconda interpretandola come un dovere di assistenza verso gli altri e non soltanto come un furto ad opera della Fiat come pare abbiano fatto gli altri. Occorre una legge che vieti a chi delocalizza di licenziare o quento meno disincentivi fortemente questo atteggiamento a colpi di tasse!
E' ora che si intervenga drasticamente con provvedimenti ad hoc contro le imprese vigliacche che scappano all'estero come Fiat.
In questi anni hanno ottenuto molto di quanto chiedevano: riduzione delle tasse (che pesano meno di quanto si creda), si è sburacratizzato in parte la PA (ed anche questo incideva poco) e per quanto riguarda la giustizia altro punto sollevato dal Direttore de La Stampa nell' editoriale di ieri, non incide in alcun modo sulle imprese se non a loro favore nei contenziosi con i clienti più deboli.
Stiano più attenti e siano più duri i i sindacati, quanto accade inFiat conferma che la linea giusta era quella di non fidarsi come ha fatto la CGIL mentre gli altri confederati hanno firmato accordi senza mai chiedere ed ottenere nulla in cambio se non la sistematica inadempienza delle imprese contraenti.


martedì 20 luglio 2010

Mettiamo una tassa sui licenziamenti!


Con questa crisi si son persi molti posti di lavoro e i disoccupati oltre ad avere l' acqua alla gola sono spesso depressi e iper nervosi. Tutto ciò ha un costo sociale per lo Stato e gli Enti Locali: facciamolo ripagare a chi lo ha causato.
Propongo l' introduzione di una tassa sui licenziamenti a carico delle imprese che riducono il personale per delocalizzare all' estero o "semplicemente per adeguarsi al mercato".
La tassa, per ogni dipendente licenziato, sarebbe pari al 10% della somma di contributi Inps e Inail (sia la quota lavoratore che impresa) e dell' Irpef versata per il dipendente in un anno di lavoro.
La regola varrebbe anche i contratti a termine e/o di collaborazione non rinnovati.
In pratica per esempio per licenziare un operaio inquadrato al 3° livello CCNL si dovranno pagare circa €900, licenziarne 500 come alla Fiat di Pomigliano €450000.
Saranno esentate solo le imprese sottoposte a procedura fallimentare e i licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo non contestati dal lavoratore e quindi che non siano oggetto di una causa di lavoro, in tal caso la tassa è sospesa fino al pronunciamento del tribunale e all' atto sentenza avversa al datore, integrata con gli interessi di mora previsti dalla legge.
Sono altresi esentati i prepensionamenti mentre la tassa è dimezzata sui lavoratori collocati in mobilità se vengono riassorbiti dall' impresa stessa entro 1 anno.
Tali somme saranno devolute alla Sanità per il 40%, agli ammortizzatori sociali per il 40% e per il restante 20% ad altre voci di welfare stabilite di anno in anno mediante Legge Finanziaria in base alle esigenze del momento.
Questa proposta ha come finalità anche l' intento di disincentivare la riduzione del personale in caso di crisi e imporre un maggior rispetto dell' articolo 18 legge 300/1970 Statuto dei Lavoratori.

laovoro gazzetta del mezzogiorno

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