mercoledì 5 marzo 2014

Poca libertà di stampa? Colpa anche di giornalisti ed editori



L’ Italia è 79esima nella graduatoria mondiale per libertà di stampa dietro anche a paesi sottosviluppati dove vige addirittura una dittatura. Gli addetti ai lavori lamentano che sia colpa dei tanti e troppi tentativi di censura subiti dalla politica e di una certa magistratura che sempre più spesso li indaga e talvolta lì condanna a risarcire per diffamazione e violazione del segreto istruttorio. Personalmente non sono affatto d’ accordo ad adossare la colpa solo alla politica che non è nemmeno così malevola, prova ne è il caso Sallusti direttore de Il Giornale giustamente condannato ad un anno e quattro mesi per diffamazione e poi salvato da una legge ed hoc che elimina il carcere per i giornalisti che diffamano e paradossalmente lo mantengono per i casi meno gravi. Sarà Costituzionale? Non lo so ma di certo tornerei al vecchio testo e inasprirei le pene per i giornalisti che diffamano. Ma andiamo oltre, se c’è la censura essa è figlia di un malcostume non solo italiano ma che nel nostro paese è più accentuato che in altre democrazie ovvero le maggiori testate giornalistiche locali e nazionali sono controllate da gruppi imprenditoriali vicino ai politici, alta finanza e caste varie. Conseguentemente i giornali e i telegiornali diventano macchine del fango contro gli avversari (non importa se abbiano o meno uno scheletro nell’armadio) politici e censurano ciò riguarda i loro finanziatori. Gli addetti ai lavori si lamentano ma permettono tutto questo anziché denunciarlo. Ma la censura politico-finanziaria non è l’ unica minaccia alla libertà di stampa. La minaccia più grave deriva dal malcostume di giornalisti, redattori e direttori che inseguono regole commerciali per vendere più pubblicità. Soprattutto nella cronaca nera e giudiziaria ci si appiattisce sull’ accusa e la parte civile e si censura o quanto meno si omette ciò che è troppo favorevole alla difesa alla quale viene dato meno spazio. La regola è far indignare il pubblico portandolo a credere che gli inquirenti siano sulla pista giusta e il sospettato un certo colpevole che rischia di farla franca. Il caso ideale è quello senza colpevole certo ma con un sospettato e una vittima donna meglio se minorenne. Si insegue il mito del femminicidio,un fenomeno inventato che in realtà non esiste, inventato ad hoc. Ai moschicidi si dedicano solo pochi microscopici spazi infatti da mesi non si parla più di Roberto Straccia, di Ciccio e Tore mentre si dà ampio spazio a Melania Rea, Elena Ceste, Christiane Seganfredo,Cogne, Avetrana, ecc. in modo tra l’ altro scorretto. Per mala-informazione sono eclatanti i casi di Sarah Scazzi ed Elisa Claps di cui ho già trattato nel blog. Ma ve né sono altri. Di Melania Rea ad esempio non si sottolinea abbastanza che gli undici coimputati del marito Salvatore Parolisi per le violenze in caserma avevano movente ed opportunità per il delitto essendo stato consumato a Ripe di Civitella dove quel giorno e a quell’ ora si stavano esercitando. Allora perché Parolisi l’avrebbe uccisa nell’ unico posto dove potevano riconoscerlo ed essere scoperto? E dov’era la piccola Vittoria? Un giorno se non le verrà fatto il lavaggio del cervello sarà certamente lei a dircelo. Contraddizioni pesanti e inverosimili come quelle sul giallo del lago di Bracciano in cui la povera Federica non avrebbe potuto fare, secondo i giornalisti, 7 miserrimi km a piedi e non sarebbe stata vista da alcune telecamere che però pare non abbiano inquadrato nemmeno l’auto del fidanzato ormai per tutti meno che per gli inquirenti certo omicida di una ragazza morta di morte naturale. Assurdo lo stupore di certi media per Christiane Seganfredo la mamma di Aosta ipovedente trovata morta a pochi passi da casa. I cani molecolari avrebbero dovuto fiutare il suo odore con tutto quel freddo e le continue nevicate. Fallirono per lo stesso motivo anche con Yara Gambirasio nel cui caso ci si ostina a demonizzare gli inquirenti perché non si trova il colpevole anziché sforzarsi di collegare Ignoto1 al cantiere di Mapello per giungere alla verità. Si arriva addirittura a far litigare in diretta Tv i testimoni del caso Ragusa e consentire a Loris Gozzi di accusare Pasquale di aver preso soldi da Logli. Secondo voi un testimone di un crimine può sentirsi libero di raccontare ciò che ha visto o sentito in totale libertà e coscienza dopo tali episodi? Direi che reticenza ed omertà sono incentivati. L’ alternativa sarebbe dichiarare il falso per compiacere i media. Indecente anche lo spingersi ad accusare persone senza prove come il fidanzato di Provvidenza Grassi colpevole di un ipotetico sequestro della sua fidanzata forse morta in un tragico incidente stradale. E questa la chiamate libertà di stampa? Meglio la censura di questa porcheria!
 


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